All'architetto olandese Rem Koolhaas piace pensare in S, M e L, ma soprattutto in XL. Ciò descrive a grandi linee il suo prossimo progetto, un gruppo di esperti che aiuti l'Unione Europea a superarsi. Koolhaas spiega l'esigenza di un ruolo più forte della UE nel mondo e perchè dobbiamo smetterla di comportarci con superiorità nei confronti di Russia e Cina. All'inizio del mese gli è infatti stato chiesto di riflettere sul futuro dell'Europa in qualità di esperto di un nuovo gruppo istituito dal Consiglio dell'Unione Europea, l'organo che rappresenta gli interessi dei 27 stati membri. L'Europa dovrà affrontare molte sfide a lungo termine, ma "se vuole che il mondo l'ascolti, dovrà smetterla di parlarsi addosso", dice.
Koolhaas è uno dei dodici autorevoli europei invitati a far parte di questo serbatoio di cervelli sul futuro dell'Unione Europea che dovrebbe escogitare una serie di proposte per affrontare diverse questioni offrendo una gamma di politiche su energia, sicurezza e migrazione per il periodo 2020-2030.
"Il mio lavoro mi porta di continuo in paesi asiatici e arabi, dove la presenza europea è pressochè inesistente", dice Koolhaas. "E' evidente quanto ce ne sia bisogno. Ma l'Europa è troppo ripiegata su se stessa".
L'esperienza professionale e personale in Cina, negli stati del Golfo, in alcuni paesi europei e negli Stati Uniti offre a Koolhaas un punto di vista unico sul mondo. "Se si passa molto tempo in altri paesi, si sviluppa una prospettiva diversa sull'Europa", dice l'architetto, la cui candidatura al gruppo è stata attivamente caldeggiata dal premier olandese Jan Peter Balkenende. Secondo Koolhaas, forse il premier ha ascoltato il suo discorso dell'anno scorso su come gli altri continenti stiano guadagnando terreno e su quale dovrebbe essere la reazione dell'Europa. "Invece di dire agli altri cosa devono fare, dovremmo dialogare", ha detto Koolhaas durante il discorso.
Perchè il mondo ha bisogno di un'Europa più influente?
"Quando ero in Cina, ho accompagnato lo storico britannico Mark Leonard ai colloqui con gli intellettuali cinesi. Ai cinesi manca l'Europa sullo scenario politico mondiale. Dicono che, senza l'Europa, la Cina non può affrontare la posizione dispotica degli Stati Uniti su tematiche quali l'invasione dell'Iraq, il conflitto tra Israele e Palestina e il conflitto nucleare con l'Iran".
Però l'Europa ha giocato un ruolo importante nella crisi finanziaria.
"Sì, è successo perchè era la Francia a presiedere l'Unione Europea. Ma questo dimostra anche quanto l'Europa sia vulnerabile: se alla presidenza di turno ci fosse stato un paese piccolo, poteva andare diversamente. La crisi dimostra che ci servono un presidente e un ministro degli Esteri".
L'Europa deve diventare una superpotenza prima di provare a influenzare altre parti del mondo?
"L'Europa è una superpotenza nel senso che ha un'enorme influenza culturale. E detta sempre di più le norme del commercio internazionale. In Europa queste norme saranno anche considerate lente e superflue, ma i paesi africani e asiatici le hanno comunque accolte. Producono seguendo le linee guida europee. Ed è successo senza violenza, da piccoli uffici amministrativi di Bruxelles".
Quindi l'Europa dovrebbe allentare i legami con gli Stati Uniti?
"L'Europa dovrebbe essere meno filoamericana. Non sto dicendo che dobbiamo inimicarci gli statunitensi, ma dovremmo pensare anche a costruire rapporti paritari con Russia, Turchia, mondo arabo, Cina e India. La Cina ha costruito lo stadio ribattezzato Nido per le Olimpiadi e ha scelto architetti europei per disegnarlo, un gesto straordinario. Noi non siamo nemmeno capaci di capirlo, di apprezzarlo. Il mondo intero ne è entusiasta, ma non i media europei. Ci
comportiamo con superiorità, ci mettiamo al di sopra degli altri. Quei giorni, però, sono passati da tempo".
Sta dicendo che basterebbe lavorare insieme perchè la democrazia fiorisca automaticamente in paesi come la Cina?
"Ecco un tipico modo di pensare europeo. E' un esperiemento chiamato "globalizzazione". Se sapessimo quale sarà il risultato sarebbe una crociata, non un esperimento. Non si può dire: vanno bene solo i paesi democratici. Nessuno sa a cosa porterà la collaborazione. Magari inventeremo un nuovo sistema di governo ibrido".
Ahmet Olgun - 29 ottobre 2008 - Magazine dell'Architettura

